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ONG di Polonia e Ucraina denunciano la situazione della Moldavia

Friday, 1 May, 2009

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Alcune Organizzazioni Non Governative nei giorni scorsi hanno stigmatizzato la attuale situazione politica in Moldavia, il Paese è sotto la minaccia di una forte repressione autoritaria da parte del Partito Comunista nella capitale Chisinau. Una lettera aperta firmata dal presidente della Fondazione per la Cooperazione polacco ucraina, Fondazione Unia & Polska, Istituto di Affari Pubblici e Università Cattolica ucraina, affermano che la strada per la trasformazione democratica della Moldavia è in pericolo, protestando fortemente contro la brutalità della Polizia, l’introduzione di leggi speciali, e gli arresti di massa durante le dimostrazioni di piazza del 5 aprile scorso, dopo che le elezioni hanno fruttato al presidente del Partito Comunista Moldavo Vladimir Voronin il 50% dei voti.

Voronin sostiene che le proteste della scorsa settimana, in cui diversi manifestanti e agenti di polizia sono rimasti contusi, sono in effetti fomentati dall’esterno, secondo il presidente sono coinvolte forze che ricevono aiuti organizzativi da NATO, UE e Romania, quest’ultima mossa dall’interesse di riunificare i territori che erano stati scorporati dalla Romania ed assegnati durante la seconda guerra mondiale alla Moldavia che era entrata a far parte dell’impero sovietico. Mosca che sta cercando di recuperare influenza in Moldavia ha chiesto una inchiesta sui disordini avvenuti nel Paese.
Le ONG polacche e ucraine chiedono all’Unione europea e ad altri organismi internazionali un intervento deciso prima che il governo di Chisinau diventi ancora più drastico nella repressione.
Nella lettera aperta si legge: “Il conflitto rischia di destabilizzare tutta la regione. La comunità internazionale deve reagire al più presto possibile per evitare nuovi focolai di violenza. L’Unione europea deve inviare mediatori in Moldavia per negoziare le condizioni di una soluzione pacifica del conflitto, in un paese che confina con l’Unione Europea, ed è un partecipante orientale al partenariato che ha compiuto significativi passi avanti per l’integrazione con l’Unione europea”.
il Ministro degli Affari Esteri della Polonia Radosław Sikorski ha parlato, alla fine della scorsa settimana, della crisi moldava con il Segretario generale del Consiglio dell’Unione europea, Javier Solana. Il portavoce governativo Piotr Paszkowski ha annunciato che il ministero degli Esteri di Varsavia ha aperto un gabinetto di crisi che segue giorno per giorno l’evoluzione della situazione, puntando a che la controversia sia risolta in modo pacifico secondo le regole della democrazia, ricordando come la Polonia in questo momento abbia in corso aiuti e sostegni in Moldavia, che sostengono la partecipazione al progetto di partenariato orientale.
Krzysztof Bobinski della ONG Unia & Polska firmatario della lettera aperta richiede un maggiore sostegno per la Moldavia, sostenendo che l’attuale comportamento autoritario del governo moldavo sta seriamente minacciando il progresso del processo di partenariato avviato da Polonia e Sveziain quel Paese e che coinvolge anche i vicini Paesi dell’Europa orientale quali Armenia, Azerbaigian Georgia e Ucraina.
La controversia ed i risultati delle recenti elezioni moldave sollevano imbarazzo su chi sarà invitato a partecipare alla riunione UE sul partenariato in Europa orientale in programma a Praga per il 7 maggio. Nel frattempo alcuni partiti politici dell’opposizione moldava hanno inviato una petizione al Consiglio d’Europa all’OCSE ed alle Nazioni Unite per stabilire chi siano stati i responsabili delle devastazioni degli edifici presidenziali e del parlamento nella capitale moldava, dato che da una parte il Partito comunista moldavo sostiene sia frutto dell’azione di agenti provocatori infiltratisi dalla Romania, mentre invece l’opposizione sostiene che siano state azioni eseguite da attivisti comunisti per poi far ricadere le responsabilità sui manifestanti. L’opposizione moldava chiede venga formata una commissione internazionale di inchiesta per dare una interpretazione super partes degli eventi del 7 aprile.
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